Ognuno di noi ha un punto di vista diverso nel vedere e percepire la propria città, nel viverla, nell’abitarla. Chi di noi non vorrebbe una città più accessibile, più curata anche nei dettagli e nell’arredo urbano anche fuori dal nostro splendido centro storico?

Ci sarebbe piaciuto che in questi anni si fosse lavorato per rendere la nostra città più agibile, più a misura d’uomo. Avremmo desiderato che proprio la parola “accessibile” fosse stata al centro dei pensieri di chi avrebbe potuto e dovuto progettare la politica della mobilità. E invece, non solo la parola “accessibile” è stata assente, ma anche le parole “Politica” e “mobilità”.

Il tema della mobilità è legato a stretta maglia con quello dell’urbanistica, dello sviluppo economico, delle infrastrutture, della protezione e promozione dell’ambiente. Adesso, partendo dalla “Lucca che vogliamo” dovremmo arrivare a ri-disegnare un nuovo sistema di accessibilità del nostro spazio urbano. Tanto più sarà funzionante l’accessibilità, tanto più competitiva sarà la città.

Le aree pedonali e le zone a traffico limitato sono indicatori della qualità della vita in una città, ma pedonalizzare non vuol dire soltanto togliere le auto, significa far sì che il pedone possa usufruire in sicurezza dei luoghi urbani e questo requisito dovrebbe essere garantito in tutta la città! Una città accessibile è facile e comoda da utilizzare per chi vive in centro ma dovrebbe esserlo anche per chi abita in periferia; pedonalizzare permette all’abitante di identificarsi col proprio quartiere, di vivere legami sociali. La città inoltre dovrebbe essere leggibile, lo spazio del pedone deve essere riconoscibile. Costruire spazi per il pedone significa ricreare relazioni, rivivere il centro e rinnovare le periferie.

Lucca deve confrontarsi con un tessuto storico di alto valore che deve essere ancora più potenziato e vissuto, deve fare i conti con un alto tasso di inquinamento, con una rete stradale insufficiente o comunque non adeguata e con le linee ferroviarie che tagliano intere zone della città, con un carico urbanistico aumentato vertiginosamente nel giro degli ultimi anni e con un’enorme cifra di oneri di urbanizzazione volatilizzati senza lasciare sul territorio alcunché in termini di servizi e infrastrutture; insomma la colpa di non-scelte accumulate in molti anni e il peccato di scelte imprudenti e dannose perpetuate in pochi anni.

Troppe volte dividiamo la città in comparti ormai vetusti: la Lucca dei commercianti, quella degli automobilisti, la città degli industriali, degli albergatori e ristoratori, quella degli ambulanti…

senza pensare o dando per scontato che per prima cosa siamo individui e che è davvero limitante doverci definire solo per l’attività che facciamo o per il mezzo di locomozione che usiamo. Siamo tante cose tutte insieme, per prima cosa Persone.

Pensiamo solo per un attimo a come potrebbe essere una città a misura degli utenti deboli: bambini, anziani e disabili. Se, solo per un momento tentassimo di tralasciare i nostri interessi personali, o quelli che crediamo essere tali, ci accorgeremmo che proprio quella sarebbe la città ideale per vivere, perché, sotto certi aspetti siamo tutti “utenti deboli”.

Solo per fare alcuni semplici esempi proviamo a pensare ad una città:

dove ci siano percorsi pedonali protetti che permettano agli utenti deboli di utilizzare i marciapiedi e attraversare le strade in sicurezza;
dove ci siano le piste ciclabili che permettano ai genitori dei nostri ragazzi di stare tranquilli mentre i loro figli vanno a scuola e consentano agli anziani di poter raggiungere i parchi e gli uffici pubblici principali senza l’ansia di essere investiti;
dove ai quattro punti cardinali ci siano parcheggi scambiatori che permettano di raggiungere il centro senza l’auto;
dove ci sia un servizio navetta LAM (linea ad alta mobilità) degno di quel nome che porti gli utenti deboli in centro;
dove ci sia un centro pieno di utenti deboli;
dove ci siano belle scuole sicure ed accoglienti dove le strutture non cadano a “pezzi” e nuovi poli scolastici che permettano un insegnamento migliore per i nostri figli e nipoti;
dove ci sia un ritorno a quella sana educazione oggi forse un po’ troppo sopita anche verso gli utenti deboli (un giovane che ceda il proprio posto in navetta ad un anziano);
dove ci siano nei quartieri parcheggi e verde per recuperare il più possibile lo scempio urbanistico-edilizio degli ultimi 15 anni dando ai bambini ed agli anziani la possibilità di godere del loro quartiere.
Se la nostra città diventasse così… un luogo in cui gli “utenti deboli” si trovano a loro agio non sarebbe una città migliore per tutti?

Certamente dovrà essere ripensato:

un nuovo modo di fare urbanistica, ripartendo dal recupero del patrimonio edilizio esistente attraverso la ristrutturazione e la sostituzione edilizia (demolizione e ricostruzione) senza tralasciare l’ipotesi della ristrutturazione urbanistica (pensiamo per esempio all’area che va dalla Stazione a Pulia dove, diminuendo le volumetrie, potrebbe essere realizzata un’area a verde con parcheggio; oppure al famigerato Parco di S. Anna dove potrebbe essere realizzato un parcheggio scambiatore dentro un parco con ritrovo per gli utenti deboli);
un nuovo modo di concepire la mobilità e la viabilità: pensiamo al miglioramento che potrebbero avere grazie ad un servizio pubblico con un hub unico di trasporto urbano ed extra-urbano, con un nuovo ponte sul Serchio, una sub-urbana completata e i due assi nord-sud e est-ovest. In poche parole: portare in centro le Persone e non le auto e allontanare i mezzi pesanti dalla circonvallazione. Si può affermare che, agendo su un principio, si generano dei positivi effetti secondari: ad esempio se si migliora la condizione viaria delle biciclette e dei pedoni offrendo percorsi protetti (piste ciclabili, sottopassi, ecc.) si creano alternative all’uso dell’auto ed automaticamente si riduce il traffico motorizzato. La conseguenza, non paradossale, sarà che anche l’automobilista guiderà in una condizione più fluida. La moderazione della circolazione costituisce una potente tecnica d’organizzazione del traffico che migliora l’ambiente, la sicurezza e la qualità urbana;
un nuovo modo di pensare l’ambiente (la realizzazione delle fognature che ancora, nonostante le promesse, mancano, situazione indegna per una città come Lucca, dell’acquedotto, di un idoneo sistema di raccolta rifiuti che vada di pari passo con i metodi più innovativi presenti anche in realtà molto vicine alle nostre e realmente sostenibili);
un nuovo modo di fare città che sia più dinamico ed accogliente, che proponga, si confronti e poi operi, realizzi, investa (che non spenda la maggior parte delle risorse in consulenze legali!) abbandonando la visione solo localistica per allargare lo sguardo anche fuori dai confini comunali, ponendosi in un rapporto di dialogo anche con i comuni più vicini in una nuova ottica, in una prospettiva strategica comune.
Uno schizzo di città, solo alcune idee quelle descritte, che non sarebbero state solo un sogno se chi l’ha amministrata fino ad ora avesse fatto seguire i fatti alle parole o se non avesse sperperato risorse in progetti certo non prioritari (pensiamo al Planetario, alla passerella sul Serchio) o gestito il territorio in modo delirante (Regolamento urbanistico).

L’Idea che abbiamo illustrato comporta una sola azione, la volontà politica di chi amministra di progettare, confrontarsi, agire e realizzare, sempre tesa al miglioramento per l’interesse collettivo, per un nuovo protagonismo municipale nel fare comunità.

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Serena e Celestino

Pubblicato: 5 luglio 2011 in Urbanistica
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Serena Mammini e Celestino Marchini, consiglieri comunali del Pd (Lucca)

“Excusatio non petita, accusatio manifesta” potrebbe dire qualcuno, ma dopo alcuni giorni di silenzio nei quali abbiamo ascoltato, abbiamo letto, ci siamo confrontati, non è possibile non sottolineare il lavoro che l’opposizione ha portato avanti in questi anni in Commissione ed in Consiglio comunale.

Metteremo on-line tutta la documentazione prodotta dal 2007 ad oggi relativamente al tema dell’urbanistica: ordini del giorno, mozioni, emendamenti, interventi in aula e note alla stampa. Coscienti che una maggiore conoscenza dei fatti, della realtà, della successione degli eventi aiuterebbe a ragionare partendo da un panorama più limpido, con meno pregiudizio.

Forse di una cosa ci dobbiamo sentire responsabili, quella di non essere riusciti a far capire ai cittadini quello che stava succedendo e comunque di non averlo ribadito a sufficienza. Di non essere usciti più spesso da Palazzo Santini a spiegare semplicemente le nostre preoccupazioni. Aver sottovalutato la scarsa memoria di una città troppe volte distratta forse perché stanca di sentire e di non vedere risolto alcun tipo di problema da un’amministrazione per lo più ferma, intenta, come in questi giorni esattamente come lo scorso anno, a trovare di continuo un delicato punto di equilibrio per non precipitare.

Consapevoli comunque anche dei nostri limiti, ma sempre orientati verso quello che per noi è stato ed è l’interesse della città.

Una cosa è certa, e anche i più “scettici” pensiamo si stiano convincendo perché basta guardarsi intorno senza andare a scomodare le inchieste giudiziarie in corso: in questo ultimo decennio l’impulso miope dell’amministrazione a fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, la presenza di speculatori, alcuni dei quali senza scrupoli, ed anche una certa retorica dello sviluppo come l’unico sistema vincente hanno trasformato la città in “riserva di caccia” per guadagni facili, si è saturato quasi tutto lo spazio disponibile, la forma della città è quasi scoppiata. Tutto questo con conseguenze negative per la qualità del territorio, ma anche della vita.

Alla luce dei recenti avvenimenti giudiziari, entro i quali non entriamo perché non è nostro compito (dato che dobbiamo operare con gli strumenti della Politica) è troppo semplicistico sparare su un’opposizione-minoranza che sempre ha sottolineato con forza quelle che apparivano come storture, come forzature: siamo arrivati a parlare di “delirio urbanistico”. Troppe volte, se non ignorate, le regole sono state modificate ed espresse con mille stratagemmi perché fossero più spesso al servizio di pochi che del bene comune.

Pare quasi impossibile progettare una città: infatti si è continuato a testa bassa con la proposta di “zone” sfilacciate tra loro senza un disegno organico da parte di qualche “professionista” forse troppo remissivo a indicazioni “politiche”, disposto, forse, a mistificare qualche numero per giustificare talune scelte.

In questi anni non si è voluto costruire un tentativo organico di visione d’insieme che diventasse strumento di conoscenza per il cittadino, ma anche per gli stessi amministratori e per i politici. Più volte abbiamo chiesto una sistematica raccolta di dati per una riflessione obiettiva sul presente e per ripartire con una programmazione seria sul futuro. Per governare è necessario per prima cosa conoscere.

E invece c’era chi si ostinava a ribadire che i conti tornavano, che lo sforamento delle UTOE era allucinazione di qualche uggioso consigliere, che gli strumenti urbanistici erano perfettamente concordanti, ed intanto c’erano la miriade di Piani attuativi da approvare.

Dall’ottobre 2007, e quindi da subito, avvertimmo la necessità di un quadro organico di chiarimento sull’urbanistica lucchese. Dal 2009 anche Governare Lucca “cacciata” dalla maggioranza iniziò un suo percorso oppositivo, forte e convinto, avvantaggiata anche dal fatto che, avendo quella forza politica il merito o la colpa di aver contribuito all’elezione a Sindaco di Mauro Favilla, conosceva in modo più approfondito le vicende.

I dati chiesti non dovevano servire soltanto per il lavoro della Commissione, ma anche per un serio, quotidiano lavoro d’ufficio. Come poteva ignorare l’ufficio pianificazione, programmazione e sviluppo del territorio la gestione dei volumi concessi, non sapere quanto è stato edificato nel territorio che avrebbe dovuto pianificare, programmare!

Chiedemmo se era credibile un’amministrazione che manteneva inalterate le funzioni dirigenziali di quello stesso ufficio tecnico che dall’elaborazione del Piano Strutturale ad oggi, in continuità, aveva operato in quel modo.

Come minoranza, come gruppo dell’Ulivo-Pd, abbiamo dimostrato un alto senso di responsabilità. Abbiamo dato il nostro contributo con schietto spirito collaborativo. A questo punto, vien da dire, forse troppo. Talvolta siamo stati anche strumentalizzati: quando dipinti come “partito dei geometri” quando strenui difensori di un immobilismo senza futuro.

Dobbiamo fare chiarezza: la nostra azione è sempre stata coerente con il nostro programma ed i documenti sono lì a dimostrarlo. Per primi biasimammo il PS (adottato nel dicembre del 2000, approvato nell’agosto del 2001) il conseguente RU (adottato nell’aprile del 2002, approvato nel marzo 2004), il loro contrasto, in sostanza l’inadeguatezza degli elaborati in relazione agli altri atti di pianificazione territoriale. E le 1719 osservazioni che vennero presentate all’epoca, anche da molti cittadini, ne sono la dimostrazione.

E non si dica che sono discorsi “detti e ridetti” perché la memoria è fondamentale anche per capire i problemi del presente. Rivendichiamo quindi la nostra coerenza che è tutta nell’attenzione, nell’impegno per cercare di risolvere i sempiterni problemi della nostra città.

Un’amministrazione pubblica ha l’onore e l’onere di governare il proprio territorio; e governare vuol dire, oltreché conoscere anche scegliere, significa proteggere quello che è unico e delicato, orientare lo sviluppo pensando all’immediato, ma anche al futuro, non assemblare confusamente una sequela di via libera, senza pudori e senza ordine.

Lucca ha avuto, nel corso della sua storia, la fortuna di non essere travolta da speculazioni immobiliari di grandissime proporzioni, come per altre realtà è tristemente accaduto.

Mai si era ceduto, si era abbassata la guardia (tranne qualche deprecabile eccezione) alla speculazione in grande stile, quella che fa venire l’acquolina alla bocca di investitori sempre affamati. Negli ultimi tredici anni questo non è più stato vero. L’emblema può essere costituito dalla distruzione in una notte di villa Pellicciaia in viale Luporini.

A Lucca, da qualche mese sono di gran moda i master plan… attenzione perché utilizzare i grandi contenitori dismessi (stadio compreso) senza un chiaro progetto d’insieme che riorganizzi per funzioni e per bisogni i luoghi della città significa declinare il proprio compito e lasciarsi surrogare mestamente da un privato “qualunque”.

L’assenza di ogni valutazione relativa al carico urbanistico e di ogni valutazione relativa alla compatibilità delle nuove destinazioni d’uso rispetto alla situazione preesistente, smentisce ogni presunta volontà di guidare il processo di sviluppo della città. Importante è mettersi a lavorare per definire un’idea di città davvero alternativa e rispettosa della storia, della tradizione e dei reali bisogni di chi ci vive.

Adottato l’8 aprile 2002 e approvato il 16 marzo 2004 (D.C.C. n. 25), il Regolamento Urbanistico del Comune di Lucca necessitava già al 2007 di un pesante restyling. Innegabile che quello strumento, oltre alle aiuole ben curate, fu un atto fondamentale per la rielezione a sindaco di Pietro Fazzi. A quel Regolamento vennero presentate 1719 osservazioni che riguardavano principalmente: il dimensionamento insediativo (già si presagiva lo sforamento nelle UTOE), le infrastrutture (mancanza di parcheggi, verde, piste ciclabili), la tutela idraulica del territorio, la scarsa comprensione delle norme, la poca chiarezza della disciplina degli insediamenti esistenti (bonus e zone ad indici parziali) ed il contrasto tra Progetti norma e NTA (norme tecniche di attuazione).

Il 2007

Pubblicato: 5 luglio 2011 in Urbanistica

All’indomani della sua elezione (primavera 2007) il sindaco e molti esponenti della sua maggioranza indossarono i panni di paladini ferrei difensori del territorio e dell’ambiente e iniziarono a tuonare contro la cementificazione, contro un Regolamento urbanistico che in pochi anni aveva consumato la maggior parte del suolo a disposizione per nuovi interventi edilizi.

La parola “cementificazione” e successivamente “sforamento delle UTOE” (le diverse zone in cui è diviso il Piano strutturale) hanno, nel bene e nel male, riempito la bocca di molti: politici, amministratori, professionisti.

Uno dei primi atti dell’Amministrazione Favilla fu la presentazione di una Variante alle Norme Tecniche di Attuazione del Regolamento Urbanistico anche alla luce della nuova Legge Urbanistica regionale 1/2005, del PIT e del nuovo Codice dei Beni culturali). Opinione diffusa era che sia il Piano Strutturale che, soprattutto il Regolamento Urbanistico vigenti contenessero storture tali da aver portato più danni che benefici alla città.

Quindi, se dopo appena tre anni dall’adozione, un’altra amministrazione di centro-destra, formata in gran parte dalle stesse persone che all’epoca votarono e difesero il Piano (Macera, Fava, Panelli, Azzarà, I. Buchignani, Bruni, Lotti, Fabbri, Stefani Luigi, Puccinelli, Cappellini), sentì la necessità di elaborare una maxi-variante al Piano stesso, è innegabile la responsabilità politica di quegli stessi partiti di centro-destra che hanno governato Lucca negli ultimi anni e che costruirono ed approvarono gli strumenti urbanistici vigenti.

Dobbiamo ricordare anche che alla vigilia delle sue dimissioni seguite da un lungo anno di commissariamento, anno che ha visto avviare l’iter di molti interventi, la Giunta Fazzi nominò i tre componenti del Collegio ambientale (organismo che verifica l’ ammissibilità degli interventi nelle aree con vincolo paesaggistico) disattendendo diversi pronunciamenti giurisprudenziali per i quali è il Consiglio comunale a dover nominare i tre soggetti “con particolare, pluriennale e qualificata esperienza nella tutela del paesaggio” (articoli 146 e 148 del Codice dei Beni culturali).

Fin dalla prima seduta della Commissione Urbanistica (settembre 2007) l’Ulivo-Pd invitò il Sindaco ad una revisione completa degli strumenti urbanistici al fine di indirizzare la nostra città verso un reale sviluppo sostenibile valorizzando il tessuto urbano (centro storico, colline e periferie) che con la cementificazione selvaggia, la mancanza cronica di viabilità e parcheggi si sta degradando inesorabilmente.

Il Sindaco ravvisava invece la necessità di approvare in tempi brevi la variante normativa anche al fine di “evitare ingerenze della Regione in ordine alle eccessive volumetrie costruite in soli tre anni a causa, tra l’altro, di una errata interpretazione dei “bonus” volumetrici (usati troppo spesso per creare edifici ex-novo)”.

Da un’attenta lettura dell’articolato si evinceva però che le molte modifiche proposte dalla Variante tendevano di fatto a colpire i piccoli interventi a favore delle grosse speculazioni immobiliari, infatti le aberrazioni costituite dai Progetti Norma, ovvero quei piani relativi alle aree strategiche del territorio, non erano assolutamente prese in considerazione.

Si colpivano i “bonus” e gli accessori, cioè la possibilità per i cittadini di ampliare la propria abitazione per necessità familiari, realizzare un porticato o un garage per migliorare la propria casa, interventi comunque all’interno di aree già urbanizzate, lasciando intatti quei Progetti Norma (come la famosa Lucca 2 o parco Est, la città satellite tra Picciorana e S. Cassiano a Vico con centinaia di migliaia di metri cubi previsti) che, al contrario, “consumavano” nuovo territorio.

Nella Variante inoltre non c’era traccia di uno sviluppo sostenibile per la nostra città, ma solo un tentativo di occultare la scelleratezza di un Piano Urbanistico che ha contribuito solo a danneggiarla con conseguenze gravissime anche dal punto di vista ambientale (inquinamento acustico, polveri sottili, viabilità insufficiente, carenza di parcheggi etc).

Per questo non ritenevamo sufficienti i “correttivi” proposti dalla suddetta Variante poiché non riconducevano le trasformazioni territoriali in un ambito di vera sostenibilità e non davano sufficiente dignità alla tutela del territorio, dei suoi valori storici ed ambientali.

Chiedevamo per questo una revisione completa degli strumenti urbanistici.

Una volta constatata però la volontà dell’Amministrazione di portare avanti la maxi-Variante, cercammo, con i nostri molti emendamenti, di mantenere un ruolo attivo e propositivo per riparare almeno in parte allo scempio perpetrato dal centro destra che tenta di governare Lucca da tredici anni incluso l’anno di commissariamento, altro “regalo” dello stesso centro-destra.

Il lavoro, dopo molte vicissitudini, venne diviso in due parti: una prima Variante-stralcio contenente pochi articoli adottata dal Consiglio Comunale nel gennaio 2008 e l’elaborazione di una Variante (secondo stralcio) assai più corposa che occupò per mesila Commissioneurbanistica.

La Variante stralcio proponeva la modifica di 5 articoli riguardanti le serre, gli scantinati, i bonus, i parcheggi ed il Progetto Norma della Bertolli di Sorbano oltre ad alcuni articoli predisposti dall’ufficio “per correggere alcuni errori di lieve entità”.

Era il 30 ottobre 2007 quando, durante una seduta della Commissione urbanistica, a chi avanzava qualche dubbio, il dirigente architetto Tani dichiarava, la perfetta concordanza tra Piano strutturale e Regolamento urbanistico e sfidava chiunque a dimostrare il contrario…

Proprio quella frase sfrontata ed arrogante indusse i consiglieri dell’Ulivo-Pd in Commissione ad accelerare la richiesta di un’adeguata informazione relativa alle concessioni presentate e concesse , alla quale ne seguirono altre: una pletora di istanze molte delle quali senza esito.

 Il 27 novembre 2007 (Prot. Gen. n. 75260) i consiglieri Marchini e Mammini presentarono un’interpellanza il cui testo dice: “Il Piano Strutturale stabilisce per le UTOE (unità territoriale organica elementare) previste dalla legge urbanistica regionale le dimensioni massime ammissibili dell’insediamento, ne stabilisce le quantità esistenti e le nuove quantità da realizzare per tipo di funzione. C’è il concreto convincimento da calcoli empirici eseguiti che le superfici ammesse dal Piano Strutturale siano state superate in alcune UTOE. Per quanto sopra, al fine di tenerne dovutamente conto in sede di revisione della variante al Regolamento Urbanistico, si chiede(…) che vengano forniti i dati delle superfici rilasciate con i vari titoli autorizzativi (Piani Attuativi, Permessi a costruire, Dichiarazioni di inizio attività) rilasciati dalla data di adozione del R.U. ad oggi, divise per UTOE e a sua volta ogni UTOE divisa per funzione: residenza; produzione; terziario (commerciale e ricettivo), servizi urbani e servizi sovraurbani. Si chiedeva inoltre che nel conteggio delle superfici dovessero essere inseriti anche gli ampliamenti e le ristrutturazioni.

Il 6 dicembre del 2007 il Dirigente del settore architetto Tani con propria determinazione stabiliva i criteri per affidare l’incarico ad un professionista che facesse “la conta”. Il disciplinare d’incarico datato 29 febbraio 2008 (tre mesi dopo la determina dirigenziale) concedeva due mesi per determinare le volumetrie realizzate. Da sottolineare che l’incarico professionale era in contrasto con quanto previsto dalla finanziaria di quell’anno in relazione al contenimento della spesa degli enti locali per le consulenze. Le prestazioni inerenti l’incarico esterno dovevano quindi essere ultimate entro il 30 aprile del 2008.

Il 2008

Pubblicato: 5 luglio 2011 in Urbanistica

Intanto il 25 gennaio 2008 venivano votati dal Consiglio comunale all’unanimità due importanti documenti: un’articolata mozione del Gruppo di Centro sulla necessità di dare avvio alla procedura di revisione degli strumenti urbanistici vigenti e un odg dei Gruppi dell’Ulivo-Pd e RC in cui si chiedeva di “predisporre entro il termine di 90 giorni gli atti per deliberare l’avvio della revisione degli strumenti urbanistici attualmente vigenti (Regolamento Urbanistico e Piano Strutturale) riformulandone principi e finalità.” Il voto all’unanimità di questi documenti rimase lettera morta, alla faccia del tanto decantato ritorno alla centralità del Consiglio Comunale.

Il 13 marzo 2008 il Sindaco rispondeva alla interpellanza dei due consiglieri affermando che era stato dato un incarico ad una azienda per dare una risposta al quesito suddetto. L’azienda non era altro che un professionista, un geometra.

Il 18 marzo del 2008 in Commissione, lo stesso dirigente architetto Tani dichiarava:

“Il lavoro consiste nell’andare a recuperare pratica per pratica di quelle rilasciate negli ultimi tre anni (…) dall’archivio, estrapolare il dato che ci interessa (…) riportarlo in cartografia, un software già referenziato che ci consentirà di avere un controllo costante successivamente, e questo è un lavoro che comporta del tempo. È già più di un mese che abbiamo cominciato però abbiamo bisogno di un altro mese e mezzo a dir poco.”

Inoltre lo stesso architetto in relazione ai dati delle UTOE, affermava: “probabilmente avremo sforato (…)” ma il “Parco est può contribuire a riequilibrare eventuali sforamenti, quindi noi abbiamo un fabbisogno da parte che può servire a porre rimedio a questa situazione laddove ci fosse qualche UTOE che ha effettivamente sforato.” (…) “Quindi il Parco est è un serbatoio a cui evidentemente attingere, per cui uno potrà dire: nella UTOE 4 o 3 si è sforato però il discorso complessivo rimane nei limiti di quelli che erano i limiti del PS.”

 Il 6 maggio 2008, di fronte al silenzio che regnava sovrano, gli stessi consiglieri ripresentarono un’altra interpellanza sul medesimo argomento. Quanto si è costruito?

Da sottolineare che Sindaco e Assessori ai sensi dell’art. 36 del Regolamento del Consiglio Comunale dovrebbero rispondere entro trenta giorni dalla data di presentazione di un’interrogazione.

Nel frattempo (giugno 2008) la Commissione, dopo un iter tortuoso e contraddittorio, licenziò la seconda parte della Variante alle NTA. I molti emendamenti presentati dalla minoranza per cercare davvero di fermare la vera cementificazione erano stati bocciati uno ad uno dalla maggioranza. La Variante, come da ordinaria amministrazione, sarebbe dovuta approdare in Consiglio dopo alcune settimane. E invece della seconda Variante si persero le tracce.

24 giugno 2008: il gruppo dell’Ulivo-Pd, insieme a Rifondazione comunista presentava un ordine del giorno col quale chiedeva l’annullamento della delibera commissariale n. 56/2007 e la revoca della delibera n. 86/2007 (fu infatti il commissario Lococciolo che nell’Aprile 2007 volle “adottare” il Piano Attuativo di viale Einaudi, proposto da Valore SpA, nonostante che esso presentasse evidenti motivi di contrasto con il Piano Strutturale vigente). Proprio in ragione di questo contrasto, portato alla pubblica attenzione dalle osservazioni della Provincia di Lucca e del Comitato Parco di Sant’Anna venne presentato l’ordine del giorno: si impegnava il Sindaco a presentare al Consiglio Comunale una proposta di “revoca” della deliberazione di Lococciolo. Il centro-destra (compresa Governare Lucca che all’epoca era sempre all’interno della maggioranza) respinse l’ordine del giorno.

Il 24 luglio 2008 di fronte all’ennesimo silenzio (nel frattempo la maggioranza approvava in Consiglio comunale ben tre Piani Attuativi) i consiglieri Marchini e Mammini scrivevano di nuovo al Presidenti della Regione e della Provincia, al Prefetto ed al Ministero degli Interni e p.c. al Sindaco ed al Presidente del Consiglio comunale di Lucca. Nel testo si evidenziava l’importanza dei dati, fondamentali per intraprendere le procedure relative sia alla revisione in atto dello strumento urbanistico sia per l’approvazione dei Progetti Norma (interventi edilizi di notevole entità – anche superiori ai centomila metri cubi).

Si propagandava, si annunciava lo stop alla cementificazione selvaggia e non erano in grado di sapere a quale livello di barbarico consumo del suolo eravamo arrivati. Quale feroce frenetico spietato cannibalismo è stato autorizzato grazie ai vari escamotage concessi dal famigerato RU, adottato e approvato da molti di coloro che anche adesso ci amministrano. A guardarci intorno una miriade di branchi di gru sulle nostre teste dimostra che ogni fazzoletto di terreno è stato divorato. La mancanza di una programmazione urbana nell’interesse di tutto il territorio ha prodotto i risultati che vediamo quotidianamente. In pochissimi anni un’acuta espansione urbanistica, per lo più di basso livello, ha devastato la città. La logica conseguenza è sotto gli occhi di tutti: inquinamento acustico ed atmosferico, carenza di aree a verde pubblico, vulnerabilità dell’acquifero, rischio idraulico, il dissesto idrogeologico, la totale crisi del sistema della rete stradale, paesaggi privi di armonia ed alta contaminazione visiva. Per non parlare dell’inefficienza del sistema fognario e di depurazione anche perché in gran parte inesistente. La Lucca del futuro, delle grandi fiere, dei grandi eventi ha un sistema fognario incompleto al 50%!

Siamo tristemente arrivati alla metastasi urbana. Insomma, che città ci ha consegnato il Regolamento urbanistico? Una città che si è estesa senza nemmeno i servizi essenziali, senza infrastrutture, condomini ovunque, per lo più vuoti, nuovi dormitori di quartiere senza un piano della viabilità, senza una previsione per l’aumento di rifiuti, per l’inevitabile carico antropico indotto.

Il 29 luglio 2008 il Sindaco dichiarava al Consiglio comunale i dati dello sforamento: lo sforamento riguardava 6 UTOE… e veniva consegnato ai consiglieri un foglio, non firmato né datato, con le quantità.

I dati consegnati dall’Amministrazione erano quindi imparziali e nebulosi per cui vennero chiesti ulteriori chiarimenti… In questo contesto che senso aveva adottare un Piano attuativo dietro l’altro? Chiedemmo quindi all’Amministrazione di ritirare quei piani attuativi basati su previsioni del Regolamento Urbanistico che ‑ con la scadenza di un quinquennio dalla sua approvazione (16 marzo 2009) ‑ avevano perso ogni efficacia.

Il 13 agosto successivo (Prot. Gen. 52427) viene chiesta copia del documento elaborato dal tecnico incaricato del monitoraggio.

L’8 settembre 2008 gli stessi consiglieri presentavano la terza interrogazione in merito alle UTOE (inviata, visti i precedenti, ai Presidenti di Provincia e Regione, al Prefetto, al Ministero degli Interni ed alla Procura della Repubblica). Con questa si chiedevano i dati completi anche per ciò che non si riferiva al “residenziale”.

Il 18 settembre 2008, in Consiglio comunale, proponemmo una Moratoria sul R.U. per un tempo breve che consentisse di analizzare ed avere dati certi e comprensibili da tutti, la costituzione di una commissione speciale ristretta di inchiesta che appurasse ciò che era successo e, con la conoscenza dei dati, di dare il via al nuovo Regolamento urbanistico non essendo ammissibile redigere un Piano strutturale in sanatoria.

Il 20 novembre 2008 il gruppo dell’Ulivo-Pd, propose in Commissione un odg in cui si chiedeva, per prima cosa, di conoscere tutti i Piani attuativi presentati all’Amministrazione comunale, di portare finalmente all’attenzione del Consiglio la seconda parte della Variante (licenziata dalla Commissione il precedente mese di giugno) e soltanto dopo andare a discutere i Piani. Questo odg venne approvato all’unanimità dalla Commissione. Successivamente, in barba all’odg votato anche dai membri della sua maggioranza che si trovarono a “rimangiare” quanto dichiarato e votato, il sindaco comunicò che “non è più possibile rinviare l’adozione di tutti i Piani attuativi oggi giacenti negli uffici”. Non solo, ma “ una volta odottati (i Piani) dovranno essere salvaguardati rispetto ad ogni futura possibile variazione normativa” e questo, aggiungiamo noi, alla faccia delle regole: in contrasto, di fatto, con le norme vigenti.

Ci chiedemmo: Perché fu voluta la variante alle NTA, che occupò per mesila Commissione, per poi lasciarla giacere in qualche ufficio? Sembrava quasi che si fosse fatto finta di modificare le regole per riempire la cronaca locale, ma in realtà tutto doveva rimanere invariato, anzi peggiorare! Perché i Piani attuativi dovevano avere la precedenza rispetto ad altri progetti di singoli cittadini che avevano presentato, anche loro, regolare richiesta?

Dopo l’ammissione degli sforamenti (in alcune zone le costruzioni residenziali erano superiori anche del 150% alle quantità previste) con provvedimento d’urgenza fu sospesa la validità del Regolamento Urbanistico, prima fino al febbraio del 2009, poi fino al luglio dello stesso anno. C’era ragionevolmente da attendersi che dopo la sospensione del RU, si provvedesse a rimettere le cose a posto, con un provvedimento di salvaguardia che preludesse alla predisposizione di un nuovo Regolamento Urbanistico. Ed invece tutto resta come prima.

Il 2009

Pubblicato: 5 luglio 2011 in Urbanistica

Maggio 2009: durante una riunione allargata della commissione urbanistica, a palazzo Orsetti, il Sindaco presentava ufficialmente gli architetti incaricati della revisione del regolamento urbanistico comunale: Gilberto Bedini e Fabrizio Cinquini. “Abbiamo scelto Bedini e Cinquini sulla base di un bando pubblico, emesso nei mesi passati con determina dirigenziale del dirigente del settore architetto Maurizio Tani. Si tratta di tecnici di grande esperienza che hanno dimostrato un’ottima conoscenza anche del quadro legislativo”. Il programma prevedeva un monitoraggio degli effetti territoriali, ambientali, sociali ed economici che il Regolamento urbanistico aveva prodotto nei cinque anni di vigenza.

15 dicembre del 2009: il Consiglio Comunale certificava, con l’approvazione della Relazione di Monitoraggio, che effettivamente si era costruito più del dovuto. Seguiranno, venne detto, una Variante al Regolamento Urbanistico e una Variante “di minima entità” al Piano Strutturale. Intanto, sulla base di un parere legale, si continuavano a rilasciare licenze, in attesa del nuovo Piano Strutturale. La gravità del fatto, oltre che nel peccato originale di un Regolamento Urbanistico sovradimensionato, stava nell’aver accertato l’eccesso della nuova edificazione, nell’averlo certificato, prima con la sospensione del Regolamento Urbanistico stesso, poi con l’approvazione della Relazione di Monitoraggio, senza aver preso alcun provvedimento per riordinare una situazione fuori regola. Addirittura il sindaco affermava in Consiglio che l’edificabilità di un terreno sulla carta equivaleva al riconoscimento di fatto di un diritto a costruire cui bisognava che l’amministrazione desse corso. Dietro questo ragionamento poteva stare di tutto: non solo l’insieme delle concessioni ordinarie, ma anche il notevolissimo impatto dei piani attuativi, in primis Sant’Anna, che, scaduti prima della loro definitiva approvazione, saranno in qualche modo ripescati.

La Variante al Regolamento Urbanistico avrebbe dovuto riallineare le quantità edificabili con le previsioni del Piano Strutturale, ma la Variante letteralmente “sparì” per mesi. Nel frattempo, in assenza di un qualsiasi atto finalizzato a ristabilire nuove condizioni di equilibrio tra Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico, la Giunta continuò a rilasciare concessioni edilizie come niente fosse successo, portando i famosi “sforamenti” non sappiamo più a quali percentuali.

Passavano mesi, nonostante i numerosi richiami da più parte avanzati, senza che venisse prodotto alcun atto che riallineasse le quantità tra Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico. Nel frattempo, l’Amministrazione comunale continuava a rilasciare concessioni edilizie, facendo salire ulteriormente le quantità di maggiore edificazione rispetto a quelle, già sforate dichiarate nel 2008.

Il 2010

Pubblicato: 5 luglio 2011 in Urbanistica

Maggio 2010: venimmo a conoscenza dei contenuti della Variante (versione primavera-estate) cosiddetta di “minima entità” che aveva come filosofia di base l’idea di travasare le quantità non utilizzate in alcune UTOE (soprattutto quelle della zona est del Comune) nelle UTOE in cui si era costruito di più, a partire dall’assunto che i Piani Attuativi adottati (che avevano cioè compiuto una parte dell’iter di approvazione, ma non l’avevano terminato) sarebbero comunque dovuti andare a buon fine. In relazione a questa Variante si era inoltre deciso di dar vita al procedimento di VAS (l’accertamento che definisce l’impatto di quel che si propone sul contesto ambientale e infrastrutturale in cui si opera).

Dicembre 2010: durante una conferenza dei capigruppo il vicesindaco Pierami comunicava che nella seduta consiliare del 20 dicembre ci sarebbe stata la discussione e l’adozione della famosa Variante (versione autunno-inverno).

Ci chiedemmo come ciò fosse possibile visto che la Variante, ai primi di dicembre, nelle sue linee conclusive, non era ancora giunta in Commissione Urbanistica. La Giunta riteneva che in una settimana la Commissione potesse licenziare un documento così complesso e tanto gravido di implicazioni. Bastava pensare alla questione, forse la più complicata, dei Piani attuativi adottati e non definitivamente approvati, aperta a prospettive di nuovo incremento del carico urbanistico di cui davvero non c’era e non c’è bisogno. Ancora una volta, l’ennesima volta in questi anni, la Giunta prendeva per il naso tutti: cittadini, organizzazioni e categorie di mestiere, professionisti e lavoratori del settore.

A differenza della Variante presentata nel maggio precedente che prevedeva lo spostamento delle quantità da una zona all’altra, l’ultima versione addirittura prevedeva la cancellazione delle UTOE prendendo in considerazione le quantità complessive previste dal Piano Strutturale, senza più divisione per zone. E poiché si ritiene che quelle quantità non siano state superate, l’ultima Variante farà riferimento a quelle.

E la VAS? Eliminata (così come altri importanti adempimenti procedurali): non ce n’è più bisogno, perché si disse che l’ultima versione era di salvaguardia, cioè volta ad impedire nuova ulteriore edificazione. Con un particolare non trascurabile, tuttavia. I famosi Piani Attuativi adottati e non definitivamente approvati (nonostante le norme stabiliscano la loro decadenza dopo un quinquennio dall’approvazione del RU), saranno sicuramente recuperati e definitivamente approvati.

Quindi in sostanza si toglie al povero per dare al ricco! Si impedisce qualsiasi trasformazione funzionale dell’esistente per non impegnare quantità che devono servire tutte per i Piani Attuativi. Tra i quali spicca quello viale Einaudi, il più corposo. Infatti nel bilancio al 31 dicembre del 2009 della società Valore (proprietaria dell’area di viale Einaudi), leggiamo testualmente: “viale Einaudi: il piano attuativo è ancora vivo e non è stato assolutamente bocciato. Sta per essere adottata una variante al regolamento urbanistico che porterà all’adozione definitiva entro fine anno” (2010).

La fretta per approvare la Variante in ultima versione, che sconcerta per approssimazione delle procedure e improvvisazione, allora da che cosa è determinata? Dalla necessità di rimettere a posto una situazione che si è decomposta nel tempo o da altre necessità?